Una lettera che vaga nel tempo senza destinatario
23 Dicembre 2022
Ciao nulla, mi manchi. Ti penso. Qua tutto mi ricorda te. Il mio mondo è vuoto, grigio. Al contrario del tuo che, sarà la mia memoria che mi inganna ma, lo ricordo pieno di vita, di colori che fusi e dispersi in piccole particelle mi si appiccicavano sui vestiti mentre lentamente anch'io mi disperdevo nel tutto.
Qua nulla è ciò che sembra, tutto è un inganno, tutto è niente. Forse l'unica cosa rimasta è la terra. Alzo lo sguardo e scopro che nemmeno il cielo esiste più: un vasto telo azzurro lo copre e ci illude, ci inganna con dei giochi di prospettiva ma tutto è solo un trompe-l'œil, un buffo inganno dell'ochio. Non vedo stelle né sole né luna, non vedo una cazzo di nuvola.
Non esiste più il cielo, solo la nuda terra, fredda e talmente vicina a noi che in certi istanti mi sembra lontana, come quando parlando ti sembra di non conoscere una parola che sai di usare spesso, quasi fosse una temporanea forma di amnesia. Ma che significa amnesia? non ricordo, sarà assurdo ma mi ricorda la mia adolescenza, boh, prima o poi mi verrà in mente.
Ho il brutto vizio - lo ammetto - di camminare guardando in basso, per paura forse… E guardando fisso in terra mi sto accorgendo di un'ambigua discordanza, quella sotto ai nostri piedi non sembra vera terra, sembra più una terra fittizia, quasi fosse un pavimento, e ad ogni passo sento… Senti, smettila per un secondo di leggere, cazzo, e prova a metterti nei miei panni: per aiutarti provo a dare un contesto alla mia attuale situazione. Sto andando dallo psicologo, ci siamo dati appuntamento una settimana fa per oggi alle 15.00 in punto, sono le 14.40; l'ingresso per il suo studio è a circa trecento metri da qui, significa che se io impiego tre secondi per percorrere ogni metro arriverò al campanello precisamente a cinque minuti dal nostro appuntamento e così potrò evitare il mio più grande nemico, l'attesa.
Lentamente cammino verso il posto prestabilito, mi accorgo che a questa velocità sarò alla porta in anticipo e questo mi distrugge. Allora rallento, inizio a pensare seriamente che la gente che passa pensi io abbia una qualche forma di disturbo mentale. Sì, signora, sto andando dallo psicologo alla velocità di 1 metro ogni tre secondi, ma non ho un cazzo di disturbo, ok? Tommaso, calmati… La signora non può sapere che stai andando dallo psicologo, probabilmente per lei sei solo il solito tossichello che bazzica attorno al parco alla ricerca di un cartoncino da cui ricavare un filtro per arrotolare una sigaretta del diavolo. Bè, fanculo signora, ho altro a cui pensare. Ridireziono la mia attenzione sulla velocità, la regolarità e l'intensità dei passi, e casualmente noto un particolare suono che mi attira. Sembra venire da lontano, ma è chiaro e nitido come se fosse vicino. Mi fermo e il suono si ferma, riecheggia ancora lievemente ma poi si ferma. Riparto e ricomincia. Mi fermo e si ferma. Allora capisco, c'è solo una spiegazione logica: il suono lo produco io, ogni passo crea un frastuono che riverbera nel profondo della terra come se sotto a questo pavimento che mi sorregge ci fosse il vuoto insormontabile della mia anima. Sono le 14.57, sto per tardare alla seduta.
Tommaso V.