Sconfinare

20.01.2025

Seduto storto, schiena incrinata, gambe semi accavallate e l'intero busto pendente verso il finestrino contro cui stavo appoggiato con la spalla, come mio solito. Accoccolato su me stesso mi stringevo nelle spalle cercando di creare il giusto tepore, facendo attrito con il mio corpo contro il mio corpo. Una volta raggiunto sprofondai nel sedile. Più cadevo più mi sentivo al sicuro.
Ero ad un passo dalla fase rem quando il treno sussultò e mi accorsi che la buffa ragazzina, che aveva seduto al mio fianco fino la fermata precedente, una ragazza asiatica dall'aria pensosa che sfogliava spartiti musicali, parlava mille lingue e guardava persa fuori dal finestrino, come me. Nella cura di non perdere nulla, turbata dalla fretta di scendere in stazione, aveva lasciato tutto solo - sul sedile - un piccolo libro. Mi guardai attorno prima di allungare le mani, come fanno i taccheggiatori! Non che mi sentissi un ladro per averlo preso ma, mentre lo sfogliavo, una sensazione simile cresceva.
Finii di leggerlo in un battito cardiaco. Alzai la testa: bocca aperta, occhi increduli. Ricominciai.

Il lungo tragitto mi diede il tempo di leggere diverse volte e di riflettere su quella sgradevole sensazione. Credo che ciò che turba realmente chi scopre i ladri in casa, non siano tanto gli oggetti svaniti, rubati, rimossi, quanto più la sensazione di sporco che si annida ovunque. Tutto è stato toccato, spostato, violato. Il tuo posto sicuro non è più solo tuo, qualcuno l'ha penetrato, invaso, abitato. Qualcuno è entrato senza permesso, in casa, in stanza, in te.
Mentre leggevo mi sembrava di muovermi nella casa di qualcun altro. Della scrittrice? Della ragazza buffa? E toccavo tutto, lasciavo le mie impronte ovunque, prendevo, guardavo, riponevo in modo delicato cercando di orientare l'oggetto in maniera simile - ma mai identica - alla posizione in cui l'avevo trovato, e poi mi volgevo ad un nuovo oggetto: un ricordo, un nonnulla, qualcosa di importante, qualcosa di dimenticato, qualcosa di fuori luogo posto lì per errore.
Ma perché qualcuno dovrebbe mettere così tanto di sé in un libro? Non trovo risposta.

La gente più varia si sposta da un capo all'altro del treno: chi deve scendere; chi è appena salito e cerca posto; chi non trova parenti, amici, amori; chi si è perso.
Ed io? Perché sono salito su questo treno? Volevo davvero andare di là? Forse ho pensato che dall'altra parte sarebbe stato meglio? che sarei stato meglio? Che buffi che sono i ragazzi.
Questo libro è troppo intimo, troppo denso: ancora non posso scendere dal treno.