Nosferatu

Ancora una volta Eggers ritorna alle sue atmosfere misteriose e goticheggianti confermando, come ha dichiarato anche in un'intervista, che non girerà mai un film ambientato in un'epoca in cui esistono gli smartphone.
Con un cast stellare e delle performance all'altezza dei nomi Eggers porta sul grande schermo un film sui vampiri il cui obiettivo non è né spaventare né replicare le grandi opere che lo precedono e che sicuramente l'hanno ispirato.
La giovane sposa Ellen riallaccia un oscuro legame con il conte-vampiro Nosferatu che la desidera più di ogni cosa ed è disposto a tutto pur di averla.
Lily Rose Depp si immerge completamente nel ruolo per cui sembra essere nata, con un grande lavoro sull'utilizzo del corpo nelle scene di possessione e dell'espressività facciale, ci porta con sé in quest'esperienza di terrore e perdita di se stessi. Allo stesso modo Nicholas Hoult rende a pieno l'angoscia che il suo personaggio prova sempre di più man mano che si rende conto di chi è veramente l'uomo con cui sta facendo affari.

Certamente non ci aspettavamo una replica del Nosferatu di Murnau, ma una grande differenza che balza agli occhi e che ha lasciato divisi gli spettatori è l'aspetto del Conte: se in Murnau si trattava di un vecchio pipistrello dalla pelle bianchissima, le orecchie a punta e i denti affilati, in Eggers il Conte è un uomo di quasi due metri, dalla pelle escoriata quasi bubbonica, e un baffo che non ti scordi facilmente. La differenza è forte, ma forse la scelta di Eggers è più motivata di quello che sembra, ha voluto privilegiare l'aspetto umano senza tralasciare le caratteristiche mostruose, e dopo tutto si tratta di un Conte, membro della nobiltà dell'est europeo, e deve comunicare un senso di grandezza, potere e spietatezza, cosa che sicuramente fa.

Il film che nel primo atto si concentra sul viaggio del novello sposo Thomas Hutter verso il Conte, nel secondo sul delirio di Ellen che progredisce fino a coinvolgere tutta la città, si conclude con un terzo atto e un finale molto intimo e luminoso che mette dolcemente un punto alla fine di questa storia straziante. Ma il personaggio più stravagante a cui viene affidata una linea narrativa secondaria neanche troppo nascosta è quello del Professor Albin Eberhart interpretato da Willem Dafoe, con una forte critica all'Illuminismo e dei forti accenni al mondo esoterico apre a una conversazione che potrebbe rivelarsi la parte più importante del film, ma che viene soffocata nella fretta di Eggers.

Nel complesso il film è coinvolgente e con una scenografia spettacolare che merita di essere vista al cinema, non è sicuramente un horror e con queste tematiche gotiche avrei preferito un po' più di rimando al macabro e all'oscurità, alcuni passaggi sono trattati con un po' di fretta e superficialità, ma ciò nonostante consiglio a tutti di guardarlo, un film da non perdere che riconferma il talento di Eggers e che ci mette tanta voglia di aspettare il suo prossimo film.
di Rebecca Carminati