Nella lettura avviene qualcosa su cui non ho potere

Le cose che il romanzo non dice sono necessariamente più di quelle che dice, e solo un particolare riverbero di ciò che è scritto può dare l'illusione di stare leggendo anche il non scritto.
Una terza e ultima proposta di analisi, un inno al libro, alla sua essenza e all'atto stesso della lettura, un coronamento a questa trilogia che cerca per un attimo di mettersi in dialogo con quella che consideriamo realtà e ciò che invece è solo finzione, nel tentativo inconcluso di risolvere qualsiasi dubbio e dare una valida chiave interpretativa, frutto solo della nostra facoltà (in questo caso della mia) di percepire e vedere il mondo.
Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino non è solo un romanzo, è una dichiarazione d'amore alla lettura, alla sua magia e alle infinite possibilità che il testo offre a chi lo esplora. Un atto di amore e al contempo un gioco raffinato, un invito a perderci nelle parole, a diventare partecipi di una storia che sfida le convenzioni stesse della narrativa. Questo geniale romanzo non viene scritto solo per raccontare una storia, ma per scrivere la storia della lettura, la nostra, quella che noi viviamo mentre sfogliamo le pagine seduti, sdraiati, raggomitolati, coricati. Coricati sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se avete un'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto, e ci facciamo trasportare dal testo. Un romanzo che sfuma il confine tra lettore e personaggio, che travolge ogni certezza, ogni pretesa di verità unica nella convinzione che le cose che il romanzo non dice sono necessariamente più di quelle che dice, e solo un particolare riverbero di ciò che è scritto può dare l'illusione di stare leggendo anche il non scritto.
Ogni lettura di ciò che viene scritto da altri è un atto di creazione, scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto. Il Lettore, protagonista e creatore in un certo senso di questo viaggio, si trova a inseguire un romanzo che non riesce mai a finire, ogni volta interrotto, smarrito, scombinato, eppure sempre vivo e in perenne movimento. Il suo desiderio di completare una storia lo porta a cercare, a rincorrere le trame di dieci libri mai finiti, a scoprire che, più che una verità, quella che cerca è una continua interpretazione, una proiezione delle proprie esperienze, dei propri sogni, delle proprie angosce. Una lettura che diventa, pagina dopo pagina, Amore, creatore a sua volta di trame relazionali molto più profonde di quel che appaiono ad un primo sguardo.
L'amore che nasce tra il Lettore e la Lettrice non è solo l'amore per i libri, è l'amore per l'impossibile ricerca di una verità che forse non esiste, è un amore che si svela nel cammino stesso, nel viaggio che i due compiono insieme, nella scoperta di un legame che va oltre la parola scritta: l'aspetto in cui l'amplesso e la lettura s'assomigliano di più è che al loro interno s'aprono tempi e spazi diversi dal tempo e dallo spazio misurabili. L'amore tra loro, così come la lettura, non ha bisogno di una fine, ma vive nella tensione, nel desiderio, nel continuo cercare e scoprire.
In questo elogio del libro e della lettura, Calvino ci chiama direttamente in causa come lettori, come personaggi, come scrittori, ci invita caldamente a riflettere sulla nostra relazione con i libri: l'illusione di una verità unica, la ricerca di un finale, l'idea che, in fondo, ci sia una risposta definitiva. In una spasmodica ricerca della fine, di un fine, il lettore si accorge in modo illuminante che in tutto questo, tutto ciò che trova nel libro materiale, nel suo incondizionato amore per quelle pagine di carta leggera scritte fitte, per paragrafi, risiede l'essenza stessa della vita: lei crede che ogni storia debba avere un principio e una fine? Anticamente un racconto aveva solo due modi per finire: passate tutte le prove, l'eroe e l'eroina si sposavano oppure morivano. Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l'inevitabilità della morte.
La grande forza di Se una notte d'inverno un viaggiatore sta proprio in questo: nel saper mescolare l'intelligenza filosofica alla leggerezza della narrazione. Nella ricerca dell'assoluto e nel riconoscere che quell'assoluto non esiste. Nella consapevolezza che non possiamo afferrare la verità completa, ma possiamo immergerci nel gioco del tentativo. E, mentre il Lettore e la Lettrice si inseguono in una continua ricerca, noi, lettori reali, siamo coinvolti in un atto di partecipazione che travalica il semplice atto di leggere, diventiamo attori, nell'etimologia di "coloro che agiscono" perché semplicemente viviamo e diamo vita a ciò che leggiamo.
La sola verità che posso scrivere è quella dell'istante che vivo.