Mufasa - Il Re Leone

06.01.2025
“Il Re Leone” (1994) è un classico Disney tra i più famosi e di successo, un film d’animazione che ha catturato i cuori di un’intera generazione e che tutt’oggi appassiona nuovi spettatori.
Una storia incredibile molto shakespeariana, con tradimenti, desiderio di potere, amore e amicizia, uno scontro mortale, un regno da riconquistare, personaggi iconici, musiche fantastiche e tanto altro.


Poi c’è il live action del 2019, criticato da molti e additato come “macchina da soldi per la Disney”. È naturale diffidare del rifacimento di un film cult, perché a chi ci è affezionato può sembrare solo un modo per rovinare qualcosa di perfetto.
Io sono d’accordo con chi lo ha giudicato negativamente: non credo che lo abbiano prodotto per le nuove generazioni e non credo volessero dare nuova luce ad una bella storia. Credo preferissero andare a colpo sicuro con qualcosa che al cinema avrebbe sbaragliato la concorrenza e fatto un sacco di soldi.

Ovviamente bisogna trarre più profitto possibile da questa gallina dalle uova d’oro, dunque si espande il franchise con un prequel su Mufasa. Niente male direi, d’altronde Mufasa è un personaggio interessante e con molte storie da raccontare, in più, mettici anche il rapporto col fratello Scar… naturale che potrebbe uscire qualcosa di bello.
Quindi c’è un ennesimo tentativo di fare soldi con un film “senza rischi”, ma potrebbe comunque essere una bella storia e un vero tentativo di raccontare un altro Re Leone.
Eppure.


Eppure è un film che non si sforza per essere autentico. È mediocre, sufficiente, al limite con l’essere brutto. È un film da Disney+, non da cinema.
Cominciamo a parlare delle cose che si salvano prima di massacrare questa nuova uscita al cinema. La grafica è davvero realistica (con 200 milioni di budget lo si pretende), il rapporto tra i personaggi è ben caratterizzato e molto cartoonesco, in linea con l’originale del ’94.
E basta. Giuro, non c’è altro che si possa definire bello o ben fatto. Tutto il resto è mediocre.
Il doppiaggio Italiano non è brutto ma si poteva fare di meglio. La trama non è brutta ma si poteva fare di meglio. L’ambientazione non è brutta ma si poteva fare di meglio. Devo andare avanti?

Mi sono alzato dalla poltrona del cinema insoddisfatto perché il film non mi ha catturato, non mi ha lasciato nulla. Disney aveva la possibilità di fare una storia avvincente su come due fratelli siano diventati nemici. Tutti sono interessati a questo tipo di racconti, perché tutti nella vita hanno qualcuno da cui si sono allontanati. Mufasa e Scar erano soggetti perfetti per una dinamica shakespeariana (eccolo che ritorna) in cui l’invidia e la sete di potere seminano rabbia tra due persone che un tempo erano fratelli.
Se due individui devono finire per odiarsi, si sceglie tra due modi principali: o una motivazione molto forte che spinge l’uno ad odiare l’altro, o piccoli avvenimenti che man mano mostrano la diversa natura dei due, che finiranno per non essere più compatibili. Spesso i fraintendimenti arricchiscono il tutto e chissà quanti altri modi possibili ci sono per rendere nemici due amici.
“Mufasa” sceglie la prima opzione ma non dà una motivazione così forte per tutto l’odio che scaturisce. Scar è un personaggio che cambia completamente caratterizzazione per un motivo che non giustifica assolutamente questo cambiamento.
Inoltre c’è l’ambientazione che è in totale contrasto con il film originale e con il remake. Mufasa è un re saggio e buono che sembra essere uno dei tanti re che ci sono stati, un personaggio ben inserito in un regno che esiste da tempo. D’altronde ci sono tradizioni e rituali che esistono forse da millenni, mica li avrà inventati lui, vero?
E invece è proprio così. In questo film Mufasa è il primo grande re della valle e, da quel che si capisce, il primo re del suo genere, cioè buono e coraggioso, con grandi ideali.
Ci sta inventare le origini del personaggio spiegando che lui non ha sangue reale e alla fine riesce comunque a diventare re, però deve già esserci un sistema in cui inserire questo personaggio, un’ambientazione che possa contenere questa storia. Per di più lui diventa re e viene elogiato dalla valle per un motivo mediocre, che non ha davvero nulla di speciale. Non che sia brutto, però si poteva fare molto di più.


Butto giù un finale alternativo, così, di getto, che porta agli stessi risultati ma che è molto meglio.
Mufasa sa che i leoni bianchi (i cattivi) stanno arrivando nella valle e chiede all’attuale re di riunire tutti gli animali: la mentalità del “ognuno pensa a sé” porterebbe alla disfatta di tutti, serve unirsi contro il nemico.
Il re dimostra la sua vera natura preferendo arrendersi ai leoni bianchi piuttosto che combattere e qui entra in gioco Mufasa, che convince gli animali a combattere uniti. Una volta sconfitto il nemico, Mufasa diventa re non per discendenza ma per le sue azioni.

Non è difficile, non ho scritto la storia migliore di sempre, eppure è comunque meglio di quello che il film ha mostrato. Quanto poco impegno hanno messo per scrivere la trama? Mi sembra che abbiano fatto le cose alla bell’e meglio, quasi come se avessero chiesto ad una AI di scrivere questa storia. Manca fantasia, manca la magia che caratterizzava i film Disney, quella che ti rimaneva impressa.

Forse non è Disney la responsabile per tutto questo; penso abbia solo contribuito ad un meccanismo già presente e attivo da tempo.

Fare soldi facili ingolosisce tanta gente, figuriamoci nel cinema che è diventato un’industria a tutti gli effetti. È davvero colpa delle case di produzione se vogliono fare soldi? Non è un desiderio presente un po’ da tutte le parti? Il cinema si è solo inserito in un meccanismo ben funzionante e ben oliato che punta a fare quantità più che qualità, perché si guadagna molto.


Si fanno sempre più film che cercano il meme del momento, che seguono trend, che vogliono incassare al botteghino e che si uniscono ad universi narrativi preesistenti. Prequel, sequel, spin-off, reboot, remake, retcon, live action… qualsiasi cosa oggi serve a riproporre storie già sentite, aumentando così il ristagno della fantasia che tutti noi sentiamo.
Quando esce un film davvero nuovo tutti o lo ignorano o lo elogiano e questa reazione estrema è data dal nostro essere stanchi di minestre riscaldate, di storie viste e straviste.

Non faccio una colpa a Disney per seguire questa moda, ma tutti dovrebbero fare la loro parte per opporsi al baratro della mediocrità e dei soldi facili.
Come ci insegna Mufasa, non dobbiamo arrenderci ad un nemico che sembra troppo forte, dobbiamo aiutarci l’un l’altro contribuendo con quel che possiamo, in modo tale da sconfiggerlo.
Sono fiducioso che il grande mostro che è l’industria del cinema non vincerà, perché noi spettatori per primi capiremo che non dobbiamo accontentarci dei film mediocri, che l’arte del cinema deve rimanere tale e non uno strumento per fare soldi.


Noi spettatori possiamo essere i primi a portare un cambiamento.