Vite in prospettiva

22.01.2025
Tutto questo è come un sogno che la parola porta in sé e che passando attraverso chi scrive si libera e lo libera 

Il castello dei destini incrociati, ITALO CALVINO

L'opera Il castello dei destini incrociati, pubblicata per la prima volta nel 1969 nel volume Tarocchi - Il mazzo visconteo di Bergamo e New York, segna una tappa fondamentale nella riflessione narrativa di Italo Calvino. Questo lavoro, incentrato sulla combinatoria dei racconti generati da un mazzo di tarocchi, è un esempio emblematico di letteratura strutturalista, dove le storie si intrecciano e si rimescolano come in un mazzo di carte, grazie a una sequenza di elementi simbolici che possono moltiplicarsi in un numero infinito di combinazioni, specchio dell'infinita possibilità di lettura delle infinite prospettive attraverso le quali possiamo leggere la realtà.

Il racconto si sviluppa attorno a un gruppo di viandanti che, smarriti nell'oscurità di un bosco, giungono ad un castello e poi ad una taverna dove, a causa di un incantesimo, perdono la capacità di parlare. Per comunicare le proprie storie, i protagonisti ricorrono a un mazzo di tarocchi, disposti sul tavolo in sequenze che danno vita a una pluralità di narrazioni. Le carte, utilizzate per raccontare le avventure dei personaggi, si incrociano e si sovrappongono, creando una sorta di labirinto narrativo dove ogni storia, pur condividendo gli stessi simboli, prende direzioni diverse a seconda della disposizione delle carte e della loro interpretazione. Ogni carta ha una molteplicità di significati, e ogni disposizione di queste ultime genera una storia diversa, una trama che può essere letta e interpretata in modi differenti a seconda della prospettiva propria ad ognuno. Si avvia così un meccanismo di lettura multipla, una sorta di cruciverba che rispecchia in modo assolutamente originale il caos e l'ordine del mondo reale, il destino e la libera scelta, nella consapevolezza che ogni scelta ha un rovescio, cioè una rinuncia, e così non c'è differenza tra lo scegliere e il rinunciare.

E in questo continuo scegliere e rinunciare, in un groviglio di storie e racconti, il lettore viene spinto con forza nell'ordine, e al contempo nel caos, che reggono lo scheletro di quest'opera senza eguali. Dapprima nel Castello dei destini incrociati, in compagnia di cavalieri e dame, cortei reali e semplici viandanti, in una narrazione aristocratica, misurata, che richiama simboli, miti e archetipi letterari e culturali, come quelli presenti nell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Ed ecco che, voltata la pagina, il lettore che si accinge a leggerne il seguito viene inspiegabilmente proiettato nella Taverna dei destini incrociati, rumorosa, evanescente per la luce fumosa, forse di candele, però si vedono i colori, dei gialli, del blu, sul bianco, sulla tavola. E anche la lettura delle carte si fa più intricata, le storie si mescolano, le storie vengono interrotte, riprese, rilette al contrario. L'emblema ne è pertanto l'Appeso, la dodicesima carta degli arcani maggiori, e, così come ogni lettura delle carte dà vita a una nuova trama, che può essere seguita in ordine o al contrario, il paladino Orlando legato a testa in giù è finalmente sereno e luminoso, l'occhio limpido come neppure nell'esercizio delle sue ragioni passate. Cosa dice? Dice: Lasciatemi così. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge all'incontrario.

La costruzione del romanzo si inserisce perfettamente in questo modo nella riflessione calviniana sulla letteratura come gioco, come possibilità di sperimentazione formale in un mondo caleidoscopico. Sarebbe assurdo affermare che Calvino narri solo storie. È più acuto vedervici al di sotto, armonicamente incastrati e a fondo indagati, i più complessi meccanismi che permettono la costruzione delle storie stesse. La sua scrittura è senza dubbio una riflessione sul fare letteratura, una sfida per il lettore, che deve essere in grado di decifrare le molteplici chiavi di lettura proposte dal testo. L'uso dei tarocchi, che all'inizio potrebbero sembrare un semplice pretesto, diventa invece il cuore pulsante dell'opera: il Castello e la Taverna sono i luoghi dove ogni destino può essere riscritto, ogni cammino può prendere una direzione diversa. La continua mutabilità delle storie e della lettura dei tarocchi è la realtà stessa: fluida, in continuo cambiamento, dove ogni individuo è sia artefice, sia vittima del proprio destino. Ogni racconto è una riflessione sul potere della narrazione, su come essa possa definire, modellare e dare forma alla nostra esistenza nel modo che hanno i pittori e gli scrittori di credere a una storia che è passata per tante forme, e per il fatto di dipingerla e ridipingerla, di scriverla e riscriverla e se non era vera, lo diventa; ogni racconto nasce dal caso, dal destino, ma al contempo si arricchisce di un senso che scaturisce dall'interazione tra i personaggi e i simboli che li governano.

E così, come in un sogno, i viandanti continuano a giocare con le carte, a raccontarsi, a intrecciare le loro storie, mentre il castello, che li aveva accolti nel suo silenzio, rimane lì, maestoso e misterioso, sempre pronto ad accogliere chiunque si smarrisca nella sua ricerca di significato.