Trauma

03.03.2025


OPPENHEIMER

Oppenheimer può sembrare, ma non è, un film su di una delle più grandi scoperte scientifiche, su di una svolta che ha segnato irreversibilmente il 900', il mondo, la nostra realtà. Oppenheimer è un film su di un processo: un film che mostra lo svolgersi e il dipanarsi dell'intricata matassa di quello che è il lungo processo a J. Robert Oppenheimer, uno dei fisici più grandi della storia.
Essenzialmente il film ci mostra un gioco di poteri, un alternarsi di bracci di bilancia che inclinano e riequilibrano la precarietà morale sul quale si fonda la percezione odierna di uno degli eventi più violenti (ed impuniti) della storia; oltre che l'intera società occidentale.
Perciò oggi non parliamo di bombe o meglio, parliamo di bombe per indagare qualcos'altro: il potere, la colpa.
Prometeo rubò il fuoco agli dei e lo diede agli uomini.
Per questo venne incatenato ad una roccia e torturato per l'eternità.

La prima parte del lungometraggio che con un montaggio alternato ritrae la geniale e turbinosa realtà giovanile di Robert e il principio del processo mosso nei suoi confronti (solo molti anni dopo), è semplicemente magica. È qui che si vede il Nolan più istintivo e innocente che, accostando musica, parole ed immagini, crea la bellezza.

Lei la sente la musica?

La seconda, e centrale, parte del film è essenzialmente strutturale, costruisce sequenza per sequenza la base storico-concettuale per la costruzione finale sia della bomba che del film. La scena al minutaggio 1:14 è estremamente congeniale alla riflessione portante del film: la scena in cui Oppenheimer testimonia del suo avvenuto incontro con l'amante in hotel, una scena che mostra acutamente uno dei punti centrali, il punto di vista.
La terza parte, il compimento (la suddivisione in parti qui è assolutamente arbitraria e congeniale all'articolo), è certamente la parte più cinematografica. La tensione crescente ci guida lentamente (ma con la sensazione che ogni secondo sia prezioso e volatile) verso il climax, perfettamente reso in musica da Hans Zimmer (storico compagno di Nolan), che culmina nell'iconica scena del test atomico in cui la gloriosa vittoria della scienza segna la storia e marchia il futuro del mondo.
Da questo punto in poi la fisica non conta più nulla, scompare anzi dal film, e prende spazio la politica, il potere e i discorsi su di esso, le lotte per esso. La bomba diviene alla fine davvero un gadget, un gadget di una valenza geopolitica abnorme, diviene il granello che può definitivamente decidere se la bilancia globale rimarrà in equilibrio o se penderà, e dove penderà.
L'ultima parte io la chiamo l'incubo. Inizia con i festeggiamenti, che già manifestano i fantasmi di Robert, per poi declinare nel vivo del processo "in bianco e nero" e in quello "colorato", entrambi segmenti dello stesso processo: il processo a J. R. Oppenheimer, nel quale le due temporalità arrivano ad incontrarsi.

Nell'intricato tessuto dell'intero film, chiamasi montaggio, costruito con la trama dell'intreccio sull'ordito della fabula, troviamo il Nolan più celebrale, più maturo, che insiste sulle potenzialità della modulazione spazio-temporale come ha sempre fatto, affinando nel tempo una tecnica che nessun altro ha e restituendoci un capolavoro moderno che, fuori da tutte le questioni riguardo alla veridicità storica, è capace di affascinare, stupire ed insegnare.

I dilettanti cercano la luce e si bruciano. Il potere resta nell'ombra.


L'origine

Colpisce nel vivo la citazione qui riportata, di cui evidenzio nuovamente la parte finale: <<Il potere resta nell'ombra>>. Il potere è forse la questione più importante su cui discutere, esso è il punto centrale della società umana. Cosa sarebbe del denaro se ad esso fosse tolto il potere che conferisce? Tutto d'un tratto sarebbero davvero solo pezzi di carta, o linee di codici ormai. Che ne sarebbe del lavoro se i soldi perdessero il loro valore? Vi alzereste ancora alle sei del mattino per andare a spaccarvi la schiena? Oppure, pubblichereste ancora le vostre foto osé se non ne aveste un ritorno economico?
L'intera società umana si regola in base al potere; il patriarcato altro non è che il risultato del potere che l'uomo ha esercitato sui paradigmi sociali da un certo periodo fino all'arrivo del primo femminismo, e mi fermo qua.

Il valore della bomba nucleare è inestimabile, è la scoperta del secolo, è il risultato di secoli di fisica che si concretizza in quella che sarà un'arma di distruzione di massa. Una sconfitta e una riconferma forse dell'unica certezza dell'uomo, la tendenza alla distruzione. Questo era il destino dell'uomo. Ora siamo chiamati a farne un bilancio, a capire dove potremmo andare con essa e dove vogliamo andare.
Al valore della bomba possiamo accostare il prezzo necessario per costruirla: <<2 anni e 1 miliardo di dollari dopo>>. Così il bilancio è ancora incompleto. C'è un altro valore che si aggiunge: il valore geopolitico che la bomba assume, in poche parole la sua capacità di poter porre fine alla seconda guerra mondiale, quello che si credeva fosse il suo scopo, ma che cambia completamente quando passa dalle mani dei fisici alle mani dei politici. 

Rispettivamente il 6 e il 9 Agosto del 1945 l'america sgancia due bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki segnando la storia e la psiche dei Giapponesi. Con questo atto di inumana crudeltà, che dopotutto non è nulla se visto in un quadro complessivo di ciò che questa nazione ha fatto, si aggiunge un ulteriore braccio alla bilancia: il prezzo morale ed emotivo dell'aver bombardato il Giappone, il peso sulla coscienza di questa orrenda vicenda che travolge Oppenheimer e non solo.

L'intero film fa un lavoro di ricostruzione della vicenda, centrandosi sul processo ad Oppenheimer, del tipo che ho appena fatto io qui sopra: considera passo per passo le vicende, gli intrighi, i giochi e gli spostamenti di potere: i bilanci, le ricalibrazioni, le tare necessarie per poi infine non esprimere un reale giudizio. Questo in un altro contesto mi avrebbe fatto infuriare, ma Nolan fornisce allo spettatore tutti gli elementi necessari (in linea generale) per lasciare che sia lo spettatore con la sua sensibilità ad esprimere un giudizio, a scegliere una parte; e questo l'ho apprezzato molto: non una nonpresa di posizione ma un astenersi volontario dalla resa pubblica dei propri pensieri, una cosa che al giorno d'oggi è una rarità.
Una cosa su cui non possiamo di certo dire io non sono d'accordo è l'evidente trauma che un evento apocalittico di questa portata genera, e ha generato, nella mente delle persone. Perciò ora andiamo a vedere dove si nasconde questo trauma.



IL RAGAZZO E L'AIRONE

Quando un evento esterno, in psicologia stimolo, per Benjamin choc, coglie la coscienza impreparata, viene detto traumatico, poiché genera nell'individuo una sorta di frattura: la genesi di un corpo estraneo, come un nodo che si sedimenta e struttura nella psiche e assume forma inconscia. Il ragazzo e l'airone è l'elaborazione lenta e già da tempo cominciata, di Miyazaki, di un grosso trauma che riguarda il Giappone intero, in forma d'arte. Narra di un giovane di nome Mahito che compie un viaggio attraverso l'elaborazione di un altro grande e allegorico trauma, la perdita della madre.

L'inizio ci introduce il tema della guerra che poi sfuma fino a scomparire, nonostante aleggi tormentato sull'intera essenza del film, come sull'intera opera di Miyazaki.

Suona l'allarme cittadina, la città è in subbuglio, la casa è in subbuglio: sta bruciando l'ospedale della madre di Mahito... Muore a 3 anni dall'inizio della guerra. Un'informazione che ci è assolutamente inutile per comprendere il film ma che Miyazaki ci tiene a fornirci e, perfezionista com'è, dubito che quel dettaglio sia casuale o peggio superfluo. 
Questo inizio è innanzitutto un tributo all'amico da poco deceduto, il maestro Isao Takahata; e in secondo luogo è la nota che accorda gli strumenti dell'intera orchestra, quel La che vibra nella stanza in ascolto.
Le tavole colme di una dinamica mai vista prima restituiscono il senso di confusione, panico e angoscia del paese scosso dall'incendio. E con i toni scuri su cui risalta il rosso fiammante del fuoco rimane indelebile lo sguardo distrutto di Mahito che cerca invano di raggiungere la madre.

Quella torre si trova a cavallo di diversi mondi

Una volta distrutto il suo mondo Mahito si sposta in uno nuovo, ma prima di potersi sentire a casa deve conoscerlo e conoscersi. Inizia così il film, con una frattura, un cambio di casa, di città, di mamma. Uno iato che separa con nettezza la vita del nostro giovane protagonista.
Arriva alla nuova casa dove, tra tutti, un particolare ospite lo attendeva da tempo, l'airone cenerino.
Questa figura, che svolge un ruolo cruciale nell'intero distendersi del film, che tra continui cambi di passo sembra accelerare all'infinito, è alquanto controversa poiché svolge un ruolo polifunzionale e fornisce diverse chiavi di lettura. La figura dell'uccello onnipresente nel film si fonde con quella dell'uomo in un onirica allegoria che richiama, come molte citazioni visive, all'arte surrealista. Max Ernst ha costruito la sua intera opera su questa enigmatica simbiosi tra uomo ed uccello (un accenno mio lo trovate in FARE ARTE NELL'ARTE: Il multiverso delle meraviglie, al fondo). E questa metafora, anche sessuale, trova la sua epitome nella figura dell'airone cenerino che sarà la guida del piccolo e ferito Mahito attraverso i mondi.

La dimensione fortemente onirica della torre, i simboli dell'uccello-uomo e dell'acqua (allegoria della dimensione femminile) suggeriscono un reale ingresso nell'inconscio dove si conservano le radici della sua famiglia; tante figure inspiegabili; le entità primordiali della natura e ovviamente il centro del suo trauma. Nell'inconscio collettivo junghiano racchiuso nella torre, che discende dal cielo come una palla di fuoco (possibile allusione alla bomba [?]) Mahito trova sia la sua vecchia madre che la nuova, oltre a Kiriko e all'amore materno sotto mille diverse forme.

Consiglio la lettura del mio articolo in Novità: Il ragazzo e l'airone, per integrare alcuni temi e alcune considerazioni sul film.

Strutturato interamente su un poco chiaro equilibrio tra il reale e l'onirico questo allegorico film si sposta nel mondo del sogno, l'unico posto in cui il trauma può farsi immagine. E da qui Miyazaki costruisce una mitopoiesi utilizzando elementi mitici e culturali della tradizione giapponese, mischiando psicologia, magia, spiritualità, cosmogonia e cosmologia, geologia intrisa di poesia, storia e politica; come fossero dei colori, per dipingere un quadro che lavora sulle tematiche ambientali, sulla questione famigliare, sul trauma della guerra, sull'amicizia: citando l'arte d'avanguardia nel 900' europeo, il collega Takahata e se stesso. Il risultato di tutto ciò è un odissea onirica moderna che riscrive il mito attualizzandolo e mostrandone (senza mostrarlo) tutto il suo lato politico.


Una traccia invisibile ma comunque indelebile

Che cosa separa il mondo visibile dal mondo invisibile? Che cos'è un mondo invisibile? Due domande comprensibili... Siamo abituati a percepire il nostro mondo come IL mondo, e a sognare altri mondi lontani, inarrivabili che speriamo in un futuro lontano di poter raggiungere, per conoscere (e speriamo non colonizzare). Siamo abituati, in quanto organismi vedenti, a concepire il non vedere come la lontananza dell'oggetto guardato o solo cercato, e questa è una grave forma di cecità. Poiché esiste anche il non vedere da vicino chiamato presbiopia. E perciò i mondi invisibili che cerco io, ho il sentore si trovino tra noi e che, per quel concetto detto eccesso di evidenza, finiamo per non notare.

Il mondo invisibile che potrebbe trovarsi in questo incredibile film è quello dell'Inconscio, una regione della psiche in cui tutto è noncosciente e che perviene a noi nel film tramite il mondo visibile e cosciente dell'immagine. Il trauma che si annida nelle zone buie della psiche prende le sembianze non di un oggetto ma di un mondo intero, la torre. E nella torre si addensano e condensano le memorie della Terra, che risalgono a molto prima dell'uomo e che all'uomo sono pervenute di generazione in generazione. Questo mondo della torre ha assunto la forma umana della società, deviata dall'uomo mascherato da uccello, innestato in un mondo non suo che vuole dominare e nel quale prolifica incontrollato distruggendo come solo noi sappiamo fare.
Il trauma è insito nella torre, nella sua formazione rocciosa, nella sua caduta misteriosa dal cielo che richiama oltre alla bomba anche l'origine stellare della materia che si compone di polvere e vuoto, e che inganna il nostro occhio convincendoci di essere compatti, concreti. Quindi, ancora, il nostro problema è la vista, l'incapacità di cogliere l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo; il vicino, il lontano e l'invisibile. L'incapacità di vedere e accettare il nostro limite ci limita. Ci rende umani, nel senso negativo del termine. Ci rende egoistici e incapaci di cogliere l'altro.