Il risveglio

25.12.2024

Dormivo da secoli quando un dolore lancinante al basso ventre mi svegliò. Avevo fame. La stanza era buia ed il color blu notte, dato da quel lieve e pallido chiarore lunare che filtrava tra le ante socchiuse, le conferiva un tono grottesco e spaventoso. Ero completamente vestito e sudato, tanto che per staccarmi dal lenzuolo ho dovuto rinunciare a diversi strati dell'epidermide. Non so se ne è valsa la pena.
Da sdraiato mi portai seduto, mi girai verso il lato a me più vicino e poggiai i piedi sul pavimento freddo: un brivido mi colse e dai talloni mi corse fin sopra i capelli sistemandomi la postura. Grondante di sudore mi presi e mi strizzai, lasciando acqua e sali minerali a stagnare sul letto ormai zuppo mentre l'aria fetida che da esso emanava aveva invaso l'intera stanza, stagnandosi negli armadi e nelle travi in legno che mi circondavano. Scrollai ancora un poco le spalle per disfarmi delle ultime gocce di sudore rimaste traballanti sulle mie estremità ed ero improvvisamente stanco morto.
Ad un passo dal lasciarmi ricadere nel baratro di un sonno perenne avvertii un profumo di caffè che saliva dal pian terreno fino alla mia stanza passando per quegli spifferi di cui le vecchie case, come la mia, sono ricolme. La fame mi divorava e, privo di energie per alzarmi, mi alzai e a tentoni raggiunsi la porta. Una volta fuori dalla stanza, il corridoio e la rampa di scale erano letteralmente ad un passo ma mi presi comunque del tempo prima di muovermi. Non ero più abituato al movimento, mi ero adagiato nel caldo cullare delle lenzuola, nel soffice sostegno del materasso che aveva inavvertitamente assunto la mia forma. Mi voltai un'ultima volta e vidi che sul materasso matrimoniale si era realmente impressa la sagoma di un corpo accoccolato in posizione fetale, come quella di un bimbo che si avvinghia al cuscino per non sentirsi solo, e mi sentii solo.
Le scale erano difronte a me. Guardai giù e parevano abissi scoscesi, allora guardai su e sembravano montagne invalicabili. Ripidissime quelle scale erano come una gola che tentava di inghiottirmi. Indietreggiai di colpo. Il cuore batteva come non mi era successo mai. Il corridoio si fece stretto e soffocante, le pareti erano appiccicose ed il fetore di bile saliva dalle viscere dell'appartamento. Al pian terreno la temperatura era talmente alta che chiunque stesse banchettando nella mia cucina urlava dal piacere: una baraonda, sagome nere danzavano nella luce infernale della stanza. Quella paura mi è indescrivibile.
Alzai lo sguardo e fui come rapito. Una pallida luce dominava i piani superiori, pensai che venisse dal lucernario ma mentre salivo, e dimenticavo la fame, avvertii un'atmosfera diversa. Una strana rugiada poggiava sull'erba fresca e le mie peonie in fiore parevano la cosa più bella del mondo. L'aria era pulita ed il cielo, terso e dipinto di un blu che nessuna combinazione di codici saprebbe riprodurre, catturò il mio sguardo: dovevo avvicinarmi. Arrivai fino in cima alla scala: si respirava la mattina, e affacciatomi per caso dalla finestra dell'ultimo piano scorsi una donna in tunica bianca che pregava nel giardino. Che buffo pensai. Fui completamente attratto da lei, aprii la portafinestra ed uscii in balcone per vederla meglio. Come si mosse vidi i suoi dolci lineamenti che disegnavano delle linee nell'aria. Era la mia vicina Marie, una donna di una gentilezza impareggiabile. Rimasi lì fermo a fissarla mentre danzava sul prato e senza che me ne accorgessi cominciò a piovere. La guardavo e non riuscivo a distogliere lo sguardo, librava nel cielo e ricadeva con un equilibrio degno di una ballerina professionista. Volteggiava e volteggiava schivando le gocce di pioggia che scendevano fini e rade tempestando il giardino. Pareva il tempo fosse a rallentatore. La fissavo con gli occhi fuori dalle orbite e la lingua fuori dalla bocca, che penzolando mi sistemava la barbetta. Fece un passo estremamente complicato e per puro caso volse lo sguardo verso di me, mi vide e lanciò un urlo stridulo di panico.
Mi svegliai di colpo, il tè era pronto.