Giséle Pelicot

16.01.2025

Hanno stuprato una donna.
Gisèle Pelicot, 70 anni, 50 uomini. 

Finché è un senzatetto nel sottopassaggio è una mela marcia, se è un gruppo di ragazzi fuori dal locale sono giovani e hanno sbagliato, ma nel momento in cui una anziana signora viene stuprata - nel corso di 10 anni - da più di 50 uomini, forse abbiamo un problema.


Il paradosso della donna oggettificata

di Ruben Carminati


Proviamo a ricostruire, partendo dai dati empirici, ciò che potrebbe essere avvenuto ogni sera nella casa del signor Pelicot.

Dati empirici:

Lui addormenta la moglie con dei sonniferi,
Il candidato del giorno si presenta a casa,
Gisele viene stuprata nel sonno mentre il marito filma e fotografa.

Ricostruzione:

Dopo aver addormentato chimicamente la moglie dobbiamo immaginarci che il signor Pelicot prepari la stanza da letto per l'incontro che sta per avvenire, che prepari la moglie e che, allo squillo del campanello, vada ad aprire la porta all'uomo che stuprerà sua moglie. Dobbiamo immaginare che gli stringa la mano e lo saluti, che lo inviti ad entrare, che gli mostri la stanza in cui si trova la moglie, che entrino assieme, probabilmente Dominique con un gesto della mano invitava lo sconosciuto ad entrare per primo ricevendo un grazie gentile e delicato, per poi chiudersi alle spalle la porta. Lo stupro comincia e Dominique si accerta di filmare e fotografare, per poi distribuire i file su internet. Al finire dello sconosciuto, tra qualche risata e un'altra stretta di mano, Dominique gli indica la via d'uscita, per poi ritornare in stanza ad occuparsi di pulire: di pulire la moglie, di pulire la stanza, di sistemare il letto e ricomporre tutto come se nulla fosse accaduto. E solo ora può coricarsi affianco alla moglie, nello stesso letto in cui veniva costantemente stuprata, magari dandole un bacino della buona notte per poi crollare nel sonno.

Analisi:

Dominique si assicura di addormentare la moglie con un mix di sonniferi, è da qui che vorrei partire.
Sonniferarla significa spegnerla, ridurre le sue funzioni vitali al minimo; renderla un manichino, un corpo inerte: quasi morto, quasi inorganico; oggettificarla.
Tralasciando il ruolo dei più di cinquanta anonimi stupratori, mi concentrerò su Dominique.
Nella volontà di spegnere la moglie, oltre ad un'ovvia questione pratica, possiamo intravedere o, almeno, supporre, un'attrazione di Dominique per l'inorganico.
La donna e l'inorganico nel pensiero maschile sono temi strettamente legati, ci basti pensare alla bambola/Barbie, al trucco, alla cura estetica, alle sistemazioni chirurgiche, alla cura per i vestiti, e così via.

La Barbie funge da modello, ideale, ispirazione, oltre ad essere un giocattolo e uno strumento pedagogico.
Ha un chiaro riferimento al bimbo, proietta la bambina in una dimensione materna, di cura e gestione della bambola/figlio. La bambola perciò svolge un ruolo di indottrinamento sociale nel ruolo "materno".
Il passaggio dalla bambola (che rappresentava una bambina o bambino) alla Barbie (che rappresenta una bella ragazza), segna un cambio di paradigma che si sposta verso una cura di sé stessa, di un sé in miniatura: proiezione dell'ideale di sé stessa: io ti curo come fa (o non fa) con me la mia mamma, quindi sono mia mamma, e tu sei me. Perciò io sono come mia mamma, ma vorrei essere come te.
Non mi permetto ovviamente di sviscerare qui la natura simbolica e psicologica della bambola/Barbie (non sarei in ogni caso in grado di farlo), ci basti notare l'ovvietà del forte legame che si crea tra la bambina viva e la bambola inorganica in cui essa si proietta e da cui nasce poi un ossessiva cura per la bellezza.

La cosa strana e ambigua è che la donna in quanto simbolo di fertilità, in quanto madre, è la cosa più viva che possa esserci per un uomo. La donna stessa nella storia della civiltà patriarcale viene riposta nella natura, come parte di essa, in quanto procreatrice. Come mai allora questa tendenza all'inorganico?
Innanzitutto la natura stessa, e con essa la donna che ne diviene parte integrante, viene allontanata dall'uomo. L'uomo civilizzato per prima cosa prende le distanze dalla natura e costruisce il villaggio/città. Il cittadino rinuncia ai "più bassi istinti" definendoli animaleschi. L'imprenditore utilizza la natura a suo vantaggio per produrre beni e servizi e averne in cambio un guadagno economico.
La natura viene prima distanziata e resa inorganica e poi strumentalizzata.
È chiaro a questo punto che non c'è limite all'irrazionalità umana se persino la natura può essere concepita come inorganica.
Perciò l'inorganico non riflette tanto lo stato della materia, come nella scienza, quanto più la percezione e il conseguente utilizzo che l'uomo ne fa.

Nello stupro si evidenzia una forte volontà distruttiva, uccidere ciò che è vivo e renderlo inorganico, prosciugare la vita da un altro corpo per sentirsi più vivi. Ma in questo caso Gisele è già spenta, accuratamente addormentata dal marito. Perché il marito spegne la moglie?
La situazione di Gisele tende più verso la necrofilia che verso un "normale" stupro.
Come mi faceva notare Rebecca spegnerla potrebbe servire ad alleviare la coscienza: perché sedarla significa silenziarla, inibirne la memoria, impedirne la ribellione quindi il movimento, e in ultimo assicurarsi che il giorno seguente lei continui ad amarlo e lui possa continuare ad amarla.
Un altro elemento che segna una forte distanza tra Dominique e lo stupro è il medium tecnico, la fotocamera (o telefonino, non saprei). Dominique vede ciò che accade attraverso uno schermo, una barriera invisibile.
L'essere alla telecamera non lo rende solo uno spettatore freddo e distante, ma anche un regista e perciò dobbiamo immaginarci (sarebbe utile poter vedere i video da lui pubblicati) che in quanto regista lui cerchi il dettaglio, si avvicini, si allontani, si sposti, giri loro attorno, inquadri il viso di lei, poi il corpo, poi il fallo, e poi di nuovo, da capo; e magari che suggerisca qualche posizione, che chiacchieri con lo sconosciuto; o persino che sia nudo, che sia eccitato, che si tocchi, che tocchi la moglie; e magari che anch'esso a tratti partecipi al rituale.

Ma la moglie è spenta.
L'ovvia eccitazione del marito per l'intero rituale - preparazione, stupro, pulizia - ci impedisce di vedere questo stupro come l'espressione della volontà di sopraffarla, di dominarla. Ne tantomeno di essere umiliato dall'atto sessuale della moglie con uno sconosciuto.
Una cosa mi sembra quasi certa, la moglie non fa parte del rituale. Viene spenta, viene oggettificata, resa inerte, bambola, e perciò diviene simulacro dell'ideale di donna che serve a Dominique per sfogare gli impulsi. È coinvolta fisicamente ma non concettualmente.
Questo è reso evidente dalla preparazione della stanza e dalla pulizia della stessa. Gisele diviene parte integrante della stanza, un oggetto che dev'essere adeguatamente orientato per soddisfare l'impulso ossessivo compulsivo di Dominique.
Dominique si eccita osservando uno sconosciuto - che perciò assurge al ruolo del maschio distruttore - che distrugge il simulacro della donna.

Le mie sono solo ipotesi ovviamente, non ho abbastanza dati empirici per asserire, mi limito a proporre delle possibilità.

La cosa buffa è che nonostante i tanti sforzi di Dominique per annullare la donna, ridurla ad un oggetto; se ribaltiamo i termini e il punto di vista, Gisele è l'unica persona - viva, calda - presente in quella stanza. Più di cinquanta uomini sono entrati e l'hanno stuprata, e nel momento stesso in cui lo facevano cessavano di essere delle persone, erano freddi distruttori privi di etica, di anima, e perciò vuoti fantocci. Il marito si astraeva dalla situazione tramite la videocamera che lo ha reso un narratore onnisciente. E sedava la moglie per non percepire lo stupro che guardava e filmava avidamente, per ingannare la propria coscienza. Un altro fantoccio vuoto, privato di una morale, dell'onore e del suo essere uomo.
Gisele è l'unico corpo vivo, l'unica persona della stanza, la sopravvissuta che ha portato quasi tutti gli stupratori in tribunale osservandoli farsi piccoli piccoli e mostrare al mondo il loro vuoto, il loro essere dei manichini. Dominique aveva bisogno di assistere alla distruzione della forza vitale della donna in un rituale che va oltre l'umano e di gran lunga oltre l'animale, qualcosa che solo una bambola incosciente potrebbe fare. E questo suo rituale si è in fine ribaltato, in un tribunale si è compiuto l'inverso e si è accertato che Gisele è viva, e che ha la forza di affrontare una massa di spettri che la volevano distruggere; mentre Dominique e gli altri 49 imputati sono stati confermati colpevoli, privi di etica, di onore e delle loro libertà di cittadini.

Questa riflessione è il frutto di un dialogo molto fruttuoso con Riccardo Zucchi, molte delle intuizioni qui contenute sono sue, perciò lo ringrazio e saluto.



La massa invisibile

di Ruben e Rebecca Carminati


Il dato che ci colpisce sono quei 50 uomini, anonimi automi della borghesia parigina, che si mettono in fila per suonare il campanello di Dominique Pelicot. Non si conoscono, non hanno né volto né nome, semplici cittadini contribuenti che escono la sera dopo il lavoro. Sconosciuti attratti da una succosa proposta, chi per una notte soltanto, chi ogni primo martedì del mese; numeri in un elenco che si incontrano per la prima volta nelle sale del Tribunale di Parigi.

La prerogativa dello stupro è la mancanza di empatia, al diretto opposto dell'amore c'è l'atto più egocentrico che si possa avere. Entrato nella stanza ci sei solo tu, lei è spenta, la stanza è calda, confortevole, non c'è rischio, non c'è paura, non c'è dubbio: puoi stuprarla nel posto più sicuro che ci sia, una villetta della borghesia parigina.
Un'intimità che li ha fatti sentire al sicuro, e che Gisèle ora distrugge: le pareti della stanza crollano, il processo è pubblico, tutti li guardano.

Questi 50 anonimi individui ci sono parsi una massa, e per dimostrare questa nostra tesi proviamo velocemente ad approfondire l'argomento.
La massa non può esistere senza una meta, un punto verso cui ogni individuo converge, nel nostro caso Gisèle che, nonostante i molteplici tentativi del marito di renderla "morta", è una forza talmente viva da chiamare a sé una massa di fantasmi che, entrati nella stanza come uomini, ne escono come nulla.
"Il principale avvenimento all'interno della massa è la scarica […] all'istante della scarica i componenti della massa si liberano delle loro differenze"¹. Quella che Canetti identifica come una scarica di massa qui avviene singolarmente. Ogni uomo entra e nel momento della scarica distrugge sè stesso e inconsapevolmente perde il volto, perde il corpo e diviene uno spettro. Ma ancora di massa non possiamo parlare.
È davanti ai giudici, al pubblico e alle telecamere che appaiono per quello che sono: 50 individui identici. Una massa invisibile di spettri accomunata dalla scarica intermedia su Gisèle, che li ha resi tutti uguali, che li ha liberati delle loro differenze. Una massa che ora si riorganizza e trova una nuova meta, sopravvivere.

Un analogia intelligente ci sembra quella con la massa spermatica, proprio come spermatozoi tutti questi anonimi individui cercano di raggiungere nuovamente Gisèle, alla ricerca della sua pietà e del suo perdono, ma nessuno arriva.
Una massa di aborti si disperde nel Sistema Penitenziario francese.


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Massa e potere, ELIAS CANETTI