Censura

26.12.2024

Vista la risonanza mediatica che ha riscosso la questione del concerto di capodanno a Roma abbiamo pensato fosse impellente spendere qualche parola al riguardo per cercare di fare un po' di chiarezza.

Questo articolo a 4 mani nasce da una lunga conversazione tra i due autori e ne riporta -in forma approfondita ed elegante- solo una parte ristretta.



Riassunto dell'accaduto

> Esce la scaletta per il concerto di capodanno a Roma al Circo Massimo

> Una porzione dell'opinione pubblica (autodefinitasi di sinistra) si lamenta per via dei contenuti misogini, o quantomeno discutibili, dei testi del rapper Tony Effe (in scaletta per l'evento)

> Alla luce delle lamentele pubbliche, l'organizzazione rivede la scaletta ed elimina dal concerto il suddetto artista

> Il magazine con il logo giallo -seguito dagli altri ciechi imitatori- pubblica dai tre ai cinque post al riguardo, in pochi giorni, scatenando l'opinione pubblica nella sezione commenti

> Il sindaco di Roma si espone sull'esclusione dell'artista scusandosi e rimarcando la volontà non divisiva e non censoria della scelta della direzione

> Gli artisti della line-up (Mara Sattei e Mahmood)  scelgono di schierarsi con Tony Effe e di abbandonare il concerto in modo plateale: facendo teatrini sui social, seguiti, accompagnati e anche spinti da altri rapper anch'essi molto scossi dalla rimozione dell'amico e collega, tanto da lagnarsi pubblicamente sul web

> La folla nei commenti ora è completamente fomentata dai propri artisti preferiti

> Tony Effe pubblica il suo personale concerto di capodanno


Giù le mani dalle parole, di Ruben

CAPITOLO I : Trovare un punto di partenza

Nella confusione della vicenda, una e una sola parola torna costantemente ovunque, reiterata fino a rivestirla di un involucro semantico nuovo che l'ha resa - già particolarmente pungente - un'arma per difendere - attaccando - Tony Effe dai mostri dell'organizzazione dell'evento di capodanno al Circo Massimo, di cui il rappresentante è il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.
Questa parola che ritorna in ogni discorso e in ogni commento forma un filo che unisce tutte le questioni che si sono sollevate, perciò è l'unica a fornire un piano solido e concreto su cui appoggiarci una riflessione. S'è detto che hanno censurato il rapper in questione. S'è detto che ora anche la sinistra censura. S'è detto che bisogna unirsi contro la censura della musica. S'è detto censura, "fuocherello", censura, censurato, censurare, "fuocherello", "pollicione", censura, censura, censura, censura, "fuocherello".

CAPITOLO II : Costruire una base oggettiva

A questo punto mi sembra logico parlare un po' di questa parola, per farlo, la Treccani come sempre è estremamente utile ed illuminante.
"Censura [dal lat. censura «ufficio di censore; giudizio, esame»]". Nella Roma classica la censura era fisicamente un posto e concettualmente l'istanza dei censori. Cos'erano i censori? "1. Nella Roma antica, nome dei due magistrati incaricati di compiere il censimento (e in seguito addetti anche al controllo della condotta morale e civile dei cittadini, all'amministrazione dei beni dello stato, alla costruzione di opere pubbliche)". Ho evidenziato in grassetto la parte che ci interessa maggiormente perché qui entra in gioco - negli strati semantici della parola - un'accezione etica.
E' chiaro che nella storia tutte le parole subiscono diverse risemantizzazioni in base agli avvenimenti dell'epoca, e proprio per evitare di non comprendere adeguatamente questa parola e la risemantizzazione che se ne è fatta in questa occasione è necessario esaminarla adeguatamente, perciò continuo.
La Treccani in seguito ci propone altre definizioni: "2. a. Esame, da parte dell'autorità pubblica (c. politica) o dell'autorità ecclesiastica (c. ecclesiastica), degli scritti o giornali da stamparsi, dei manifesti o avvisi da affiggere in pubblico, delle opere teatrali o pellicole da rappresentare e sim., che ha lo scopo di permetterne o vietarne la pubblicazione, l'affissione, la rappresentazione, ecc., secondo che rispondano o no alle leggi o ad altre prescrizioni".
Su questa scia la Treccani propone anche quest'altra definizione: "b. Controllo che in periodo di guerra (e, in qualche nazione o in determinate contingenze, anche in tempo di pace) l'autorità politica e militare esercita sulla corrispondenza proveniente dall'estero o da zone militari, o ivi diretta, e anche sulla corrispondenza fra privati in genere, per impedire lo spionaggio o la diffusione di notizie militari o depressive del morale delle truppe e della popolazione civile, quando non sia addirittura rivolto (come avviene in paesi a regime totalitario) a reprimere la libera espressione e circolazione delle idee".
Ne evidenzio i nodi centrali per i lettori più pigri.
Queste mi sembrano due definizioni a favore delle posizioni pro Tony che sono dilagate. Quest'ultima in particolare è calzante perché si inscrive perfettamente nella realtà politica italiana in cui da tempo si parla della matrice fascista di questo governo di centro-destra, che ora si ribalta sul: anche il centro-sinistra (Gualtieri è del PD) censura: perciò è come il centro-destra: perciò i politici sono tutti uguali: perciò ci vogliono tutti fregare: perciò meglio disinteressarsi di ciò che succede in politica, piuttosto dedichiamoci solo al nostro orticello e magari giusto a quello degli amici. Questo più o meno è il percorso logico implicito.

CAPITOLO III : Attaccare

Ora non ci resta che smantellare l'intera struttura. Per farlo ricorro prima a due altre definizioni proposte da Google (definizioni da Oxford Languages), e in seguito ritorno su quelle già proposte.

> Censura: 2. Controllo preventivo delle opere da diffondere o da rappresentare in pubblico (e anche della corrispondenza in particolari situazioni);

> Censurare: 2.a. Sottoporre a censura, eliminando o tagliando quanto non ritenuto conforme a criteri particolari di sicurezza o moralità. b. Detto dei mezzi di comunicazione di massa, ignorare una notizia, un messaggio, o far sì che lo si ignori.

Nella prima definizione qui riportata si precisa "Controllo preventivo delle opere da diffondere", cosa che non si può applicare specificatamente a questo caso poiché non è avvenuto alcun controllo sulla line-up, tanto che la rimozione di Tony Effe è stata postuma, è stata una correzione, "un passo indietro perché per noi il concerto di capodanno deve unire, non deve dividere la città" dice specificatamente il sindaco Gualtieri. Questo passo indietro purtroppo ha diviso ancora di più: non tanto il pubblico in due schieramenti quanto più il popolo dalle istituzioni: spingendo il pubblico da un evento pubblico, gratuito e in un luogo chiave della città come il Circo Massimo; ad un concerto privato in cui gli introiti, vista l'ovvia presenza di un biglietto (10 €), andranno al rapper, all'etichetta e ai privati che sponsorizzeranno l'evento (tra cui probabilmente il magazine con logo giallo che si è curato tanto di aizzare la massa nei commenti).

Nella seconda definizione sezione a. troviamo un altro dettaglio interessante: "eliminando o tagliando quanto non ritenuto conforme a criteri particolari di sicurezza o moralità", un esempio lampante potrebbero essere quei documenti da cui vengono cassate (rimosse, tendenzialmente con barre nere) le parole ritenute inadeguate. In questo caso avremmo parlato di censura se avessero invitato il rapper e gli avessero impedito di cantare determinate canzoni o precise parole, come fanno in televisione dove non si possono dire parolacce né tantomeno "Free Palestine".
Con la sezione b. arriviamo ad un punto cruciale, la riporto per intero: "Detto dei mezzi di comunicazione di massa, ignorare una notizia, un messaggio, o far sì che lo si ignori". Possiamo tutti sinceramente constatare che la "questione Tony Effe" è stata tutto tranne che silenziata o ignorata, anzi possiamo dire a gran voce che ha avuto una risonanza mediatica spaventosa, tanto da permettergli con un'astuta mossa di mercato -suggeritagli dai piani alti- di proporre un proprio concerto di capodanno che farà fare bei soldoni a tutti tranne che allo stato e i cittadini. Un'altra sonora sconfitta per la democrazia.

Ma torniamo a noi: un carattere che le definizioni non rendono esplicito ma che non sfugge ad un occhio guardingo, è il carattere sistematico implicito nel termine censura. Se ripercorriamo velocemente tutte le definizioni fin qui fornite notiamo chiaramente che si parla di censura in merito ad un oggetto plurale: "degli scritti o giornali da stamparsi, dei manifesti o avvisi da affiggere in pubblico, delle opere teatrali o pellicole da rappresentare e sim", "la diffusione di notizie militari o depressive del morale delle truppe e della popolazione civile", "reprimere la libera espressione e circolazione delle idee", "delle opere da diffondere o da rappresentare in pubblico". L'unica eccezione è questa: "ignorare una notizia, un messaggio, o far sì che lo si ignori", che usa il singolare per indicare i singoli componenti di una pluralità.
Perciò il termine censura implica un carattere sistematico di rimozione, controllo e modifica di un qualcosa; cosa che non concerne certamente il caso in questione, in cui il rapper è stato rimosso da un solo concerto, con tanto di scuse e spiegazione.

Avendo evidenziato diversi caratteri per il quale quella in atto su Tony Effe non possa essere definita censura, procediamo oltre.
Esaminate le diverse semantiche che si sono stratificate attorno al termine originario e constatato che l'utilizzo che se n'è fatto non coincide con alcuna di esse, è chiaro che questo errato utilizzo della parola se non percepito come tale può portare ad una nuova semantizzazione del termine censura. I rischi di questa possibilità sono spaventosi: dare un senso che non ha senso ad una parola significa sradicarla, staccarla dal suo terreno di concretezza millenaria e consacrarla alla mercé dei nuovi padroni del linguaggio che guarda caso sono i padroni anche del prodotto e del capitale che gli orbita attorno.
Quando i tre poteri: Legislativo, Esecutivo e Giudiziario si incentrano in una sola persona si ha una dittatura. Quando i tre termini: Prodotto, Capitale e Grammatica si incentrano in una sola istanza si ha il completo controllo del mercato.

CAPITOLO IV : Comprendere la situazione

Risulta chiaro che il pubblico - fruitori e artisti - è sprovvisto degli strumenti necessari per comprendere ciò che succede attorno ad esso: si lascia manovrare, manipolare e convincere dal sistema musicale che si nutre dell'ignoranza dilagante, lucrando su di essa e assicurandosi che nulla cambi cosicché possa continuare potenzialmente all'infinito. Il pubblico nervoso viene sguinzagliato come una bestia nelle sezioni commenti di Instagram, l'unico posto in cui si sente libero di esprimersi, e con pochi gesti della mano scaglia il suo odio contro il tale x, sfoga la propria rabbia e la propria libido in un atto sacrificale pubblico come quello in questione: il sindaco Gualtieri diviene l'agnello che dev'essere sacrificato per far si che tutto torni al suo posto, nuovamente alla tranquillità: il clima migliore per chi detiene il potere.



La bolla: tra ideali e risemantizzazione, di Riccardo

"Pure criticare è criticato

È lecito domandarsi per quale motivo abbia scelto questa frase o quanto questa riguardi l'ultimo tema caldo, che andrò qui trattando, ovvero l'esclusione di Tony Effe dal concerto in occasione di capodanno 2024 a Roma. La mia intenzione non è di trattare l'evento in sé, quanto più cogliere l'occasione per fare di questo accaduto un simbolo carico di temi da dibattere. Di seguito ne tratterò solo alcuni.
Per fare ciò, ritengo necessario prima risolvere il fraintendimento alla base dell'intera questione: la censura. Come ha scritto Ruben nella sua analisi, a cui rimando, il fatto non sussiste e la tanto dibattuta censura nei confronti di Tony Effe non ne ha i caratteri necessari o le condizioni di esistenza. Già solo queste osservazioni sono sufficienti a far crollare la narrazione vittimistica che consegue all'utilizzo - improprio - di questo termine da parte di Tony Effe, dei magazine 'di settore' e di chiunque si stia barcamenando in questa inarticolata discussione.
L'aspetto che più mi tocca è come il richiamo alla censura comporti, volenti o nolenti, la messa in gioco degli ideali o, almeno, la propria considerazione di certi ideali. Intendo dire che per poter dare consistenza al termine 'censura' è necessario appoggiarsi e rendere conto alla propria idea di Giustizia, di Libertà e di Libertà di espressione, di Arte, oltre ad un proprio modo di vedere lo spazio politico - inteso come uno stare-assieme -. Introduco questo legame perché, ultimamente, trovo che questo spazio - quello politico - e il dispiegarsi delle consistenze legate ad esso stiano diventando, per via dell'uso che artisti e magazine ne fanno, sempre più strumentali alla creazione di una bolla².

All'interno di questa bolla, gli ideali - che per loro natura sono tendenti all'infinito - vengono ridotti a meri strumenti per essere usati e consumati a scopi individualistici, pratici, volti al mantenimento dell'economia del panorama musicale urban italiano, rendendo tutti noi spettatori e colpevoli di una continua e incessante risemantizzazione³ di certe parole.
In linea di principio, il processo di risemantizzazione dovrebbe essere positivo: può aprire nuovi luoghi di dialogo; allargare ulteriormente gli spazi già esistenti; creare nuove condizioni di associazione, in una rete composita di singolarità che tendono verso una vera e propria res publica, permettendo così a tutti di essere sullo stesso piano, ma non omologati. Al contrario, se declinata strumentalmente a un criterio puramente individuale ed economico, la risemantizzazione porta alla chiusura degli spazi collettivi dediti all'associazione e, quindi, allo schiacciamento degli orizzonti di valore entro cui si può muovere dinamicamente la definizione semantica.
Applicando questo modello al nostro caso, risulta che, assieme a tutto il suo carico storico, la parola 'censura' è stata compressa e adattata ad una nuova definizione, all'interno di un nuovo contenitore che è stato poi adottato immediatamente dal pubblico a causa del potere della bolla - divenuta ormai cassa di risonanza grazie alle voci che la compongono -, per contaminare il dibattito. L' adozione da parte del pubblico del nuovo significato dato al termine 'censura' non è dunque frutto di un processo collettivo di individuazione⁴; essa è un'adesione impersonale e, francamente, parecchio anonima a questa risemantizzazione imposta. Questo meccanismo non fa altro che aumentare la forbice che divide pubblico - come insieme di fruitori - da artisti e produttori⁵. Avvenimenti simili al caso Tony Effe confermano quanto i produttori, in questo caso nell'ambito della musica, abbiano un potere e un'organizzazione tale da sbilanciare i rapporti di forza: prima con le istituzioni che, trovandosi impreparate e inadempienti, devono correre ai ripari dietro un capro espiatorio; poi, dopo aver sradicato gli ultimi ambienti collettivi rimasti⁶, i produttori colpiscono l'insieme di persone, i fruitori, privatizzando ciò che fino a qualche giorno prima era uno spazio gratuito e aperto al pubblico. In sostanza, una denuncia pubblica per una presunta censura, espressione più d'uno strano bisogno narcisistico che sembra dire "Devi chiamare me! Devi chiamare me!", diviene soppressione del diritto e della possibilità di revocare un invito; del diritto di criticare - e quindi riflettere - sul nuovo significato dato al termine censura; del diritto di poter stare-assieme senza dover slittare in una privatizzazione dei luoghi di associazione, a favore delle tasche di artisti e magazine, o presunti tali, che giocano a fare Dio nella loro bolla.


1 | Tratto da "Gli sbandati hanno perso", brano di Marracash presente nel suo ultimo album uscito di recente "È finita la pace". 

2 | Termine e concetto, la 'bolla', che ricorre costantemente nel disco di Marracash e, non a caso, attraversa anche e soprattuto la miseria che sta vivendo il panorama discografico, sia dal punto di vista umano, sia dal punto di vista artistico. 

3 | Come mi ha fatto notare recentemente Ruben in una delle nostre ultime discussioni.

4 | Utilizzo il concetto di individuazione per indicare quel processo psichico e collettivo proprio della creazione di simboli e significati a cui tutti partecipiamo. È un processo che porta a individuare e ridefinire le consistenze e gli ideali, oltre che individuarci come singolarità appartenenti a una collettività. L'individuazione psichico-collettiva richiede una partecipazione attiva e singolare da parte di ognuno di noi proprio per schermarci dalla tentazione continua di omologarci, di aderire passivamente alle risignificazioni date a parole, concetti, idee e ideali. 

5 | Qui inteso in senso ampio, come chi confeziona il prodotto e non come figura specialistica del Producer.

6 | Ad esempio, un concerto ad entrata gratuita, un'occasione di riunione in un momento di festa che favorisce le possibilità di associazione.