Blu

01.04.2025

Il colore blu mi ha sempre messo molta malinconia. Non so spiegarmi il perché.
Forse perché ho sempre amato il mare, che era molto blu, ma ne ho sempre avuto paura.
Paura di tutto quello che non potevo vedere, paura di tutto quello che la mia immaginazione poteva pensare: squali giganti, coccodrilli dalle squame rosso fuoco, polipi a undici braccia e mostri di ogni sorta in attesa di un mio passo in quelle acque spettrali.
Forse il blu mi ricordava il cielo, o meglio lo spazio, che mi chiamava a sé con un'infinità di domande a cui non ho mai trovato risposta e per cui ho smesso di chiedere, per evitarmi un gran mal di testa e una grande tristezza nel sapere che questo universo è così più grande di noi e che forse siamo davvero qui per caso.
Nono. Forse il blu mi faceva pensare agli armadietti della mia cucina, traboccanti di ogni oggetto potessimo infilarci, la cucina, dove mio padre ogni giorno compiva i suoi miracoli e faceva le sue pessime battute, la cucina dove facevo i compiti con i miei fratelli, il posto della casa in cui ho condiviso più risate e più pianti in assoluto, uno spazio dolceamaro per la mia fibromialgica sensibilità.
Il blu era il colore degli occhi di mia madre, che mi sembravano più grigi per la freddezza con cui mi scrutava, sempre in cerca di un errore o di una scusa, stoica nel suo rigore, statuaria nella sua ira.
Potrei trovare mille altre analogie per questo colore che io dedico ad Ondina, ma forse la verità è che il blu è il colore della poesia, ed io maledetta son nata Poeta.



R.C.